Alto Cilento : il Golfo di Salerno con una vasta piana nel mezzo formata dal fiume Sele alla cui foce i greci costruirono Poseidonia, alla estremità settentrionale le montagne dal mare, l’incanto della Costiera Amalfitana, a sud le dolci colline, terrazze sul mare del Cilento a custodire Elea .
Le colline del Cilento, continuo succedersi di creste e valli, intreccio di sinuose linee interrotte dal mare, dalla retta assoluta dell’orizzonte; a dominare la valle che sfocia nel mare di Agropoli, con Capri e la Divina Costiera che segnano parte dell’orizzonte, Prignano Cilento .
PICCOLA STORIA
Il vino e l’olio, è cosa nota, giunsero con i greci, sono da sempre al centro della economia rurale nel mediterraneo, l’uso di coltivare olivo e vite per l’autoconsumo non si è mai perso, da ciò negli anni settanta un progetto regionale per promuovere la coltivazione della vite, con l’impianto di nuovi razionali vigneti e la costruzione di una Cantina Sociale, in quella occasione impiantammo quattro ettari di vigna , negli anni successivi con l’acquisizione di nuovi terreni altri ettari si aggiunsero .
In questo periodo abbiamo conferito le uve alla cantina sociale mantenendo solo piccole partite vinificate per autoconsumo e, a partire dai primi anni 90, per pochi acquirenti amici, questo periodo amatoriale ha grande importanza perché ci ha permesso di acquisire conoscenze agronomiche, di valutare la qualità delle singole vigne e dei cloni .
Nel 1996, con un piccolissimo budget e tanto spirito di adattamento, vinificammo poche decine di ettolitri di fiano e solo nel 97 i primi rossi: anno di svolta il 97 con una cantina quasi vera, le vigne migliori con basse rese, le prime botti in legno, poche nuove ed altre quasi regalate da amici; bella la vendemmia del 97 con l’equilibrio rivoluzionario di F.S.Petrilli, l’energia in vendemmia di Nick Paterson (un gigante australiano poco più che ventenne), l’appoggio di Winny D’Orta, ma soprattutto la determinazione del gruppo familiare.
LE VIGNE
I terreni di tutte le vigne presentano una tessitura franco argillosa con una forte presenza di scheletro calcareo, il PH è mediamente alcalino, lo scheletro è composto prevalentemente da grossi blocchi di marna alternati ad arenaria quarzosa . In vigna come in cantina la nostra idea è di custodire quanto abbiamo trovato, rispetto è il verbo da ricordare, rispetto e amore che si traduce in pratiche agricole non invasive, esperienza della agricoltura biologica e biodinamica.
Nel Comune di Agropoli la nostra maggiore superficie a vigneto, la più vicina al mare, solo cento metri in linea d’aria, esposizione sud-ovest un ettaro di aglianico, duemilacinquecento viti impiantate nel 1975, uva unica per pienezza e sapidità del frutto; poco avanti, in pianura entrando nella valle che porta alla cantina, un nuovo vigneto di aglianico, seimila viti in poco più di un ettaro che dimosteranno il loro valore nei prossimi anni; accanto a questa, dal fondovalle alla cima della collina a circa 150 mt. con esposizione ovest-sud ovest, dieci ettari coltivati su gradoni, con poco più di ventimila viti di fiano ed aglianico impiantate alla fine degli anni 70; sul fianco della collina il più alto dei vigneti in Agropoli esposti a sud, quattro ettari di recente impianto con diciottomila viti di aglianico ed in cima seimila piante di fiano su due ettari decennali.
Due le vigne nel Comune di Prignano, la prima nei pressi della cantina a 250 mt con esposizione sud un ettaro prevalentemente a bacca rossa con solo duemila piante, impiantato venticinque anni fa , oltre il vallo, unica vigna non direttamente esposta al mare, 250 mt. di altezza ed esposizione est per circa duemila viti di fiano vecchie quindici anni.
A Torchiara la piccola vigna con mille piante esposte a nord, vigna di almeno quarant’anni mentre sull’altro versante, quasi in fondo alla valle esposta perfettamente a sud un altro ettaro con duemilacinquecento piante di aglianico .
LA CANTINA
I quattrocento metri quadrati che ospitano la cantina erano adibiti a stalla par l’allevamento di vacche da latte, intorno altri quattro capannoni industriali servivano per l’allevamento di galline ovaiole, abbiamo adattato la stalla per contenere i serbatoi in acciaio ed il legno, mentre la ricezione delle uve è stata ricavata in un’altra piccola costruzione sovrapposta, in maniera di poter trasferire il pigiato senza l’ausilio di pompe. Negli ultimi anni tutto il complesso è stato ristrutturato ed adattato alle esigenze della produzione ed al rispetto del paesaggio, non solo maquillage ma profonda ristrutturazione delle masse, dei materiali e dei colori, dal 2006 siamo completamente autosufficienti per la energia elettrica grazie a 300 mq. di pannelli fotovoltaici .
I VINI
Non c’e tradizione enologica “nobile” da rispettare o rivoluzionare così i progetti enologici nascono sciolti da vincoli e limiti, ovviamente la mancanza di storia è anche un limite perché la reazione delle vigne e dei mosti all’intervento dell’uomo può solo essere esplorato sperimentalmente, la storia deve essere scritta dall’anno zero. La scelta delle cultivar, aglianico e fiano, che sono le basi dei nostri vini è assolutamente incidentale, lontano dal nostro modo di pensare ed agire il settarismo autoctono, una scelta priva di qualsiasi connotazione ideologica, piuttosto non ce la siamo sentita di condannare questi vitigni come “migliorabili” con uve alloctone prima di verificarlo sul campo, poi lavorandoci siamo stati conquistati dalla personalità dell’aglianico e dalle sfide del fiano. Come quasi tutti i vitigni italiani autoctoni di qualità questi due sono stati selezionati per la serbevolezza del vino da essi prodotto, si presentano in maturazione con PH piuttosto basso ed alta acidità, la cessione dei tannini è pronta e la qualità di questi rimane buona anche con lunghe macerazioni; la spinta di frutto al naso e nel primo palato non è straordinaria ma la struttura in bocca è poderosa fino alla fine.
L’impostazione produttiva è improntata essenzialmente alla ricerca, crediamo che il lavoro in vigna ed in cantina si debba caratterizzare per tutta la prima generazione a sperimentare cloni, vigneti, tecniche ed affinamenti; la seconda generazione consoliderà questo lavoro e solo la terza potrà essere conservatrice, affermare con certezza. In questi primi anni si sono delineate le personalità dei primi vini, altri progetti sono stati radicalmente modificati.







